Per i Laghi Carcana, un progetto non realizzato di ristorante e foresteria immagina un sistema di ospitalità immerso nel paesaggio, calibrato sul rapporto tra acqua, sosta e tempo libero.
L’intervento era pensato per i Laghi Carcana, due bacini destinati alla pesca sportiva nel paesaggio periurbano a sud di Milano. In un contesto segnato dalla presenza dell’acqua, da una vegetazione rada e da percorsi lenti di fruizione, il progetto assumeva come tema principale la costruzione di un luogo di accoglienza capace di integrare ristoro, permanenza e attività ricreative senza alterare il carattere quieto del sito. L’architettura si proponeva quindi non come episodio autonomo, ma come parte di una più ampia esperienza del paesaggio.
Il progetto si articolava in due organismi distinti e complementari. Il ristorante, affacciato direttamente sull’acqua, era concepito come un’architettura aperta e fortemente relazionata al contesto, definita da muri curvi in pietra, ampie coperture leggere e spazi porticati destinati alla somministrazione e alla sosta. La composizione assecondava l’andamento delle sponde e costruiva una sequenza di spazi tra interno ed esterno, tra sala, terrazza e percorso. La foresteria, più raccolta e introversa, era invece organizzata attorno a un impianto regolare con corti e spazi distributivi protetti, pensato per garantire un’ospitalità essenziale ma qualificata. L’uso di materiali naturali — pietra, legno, superfici chiare — e il contenimento delle altezze contribuivano a radicare l’intervento nel luogo, mentre percorsi, gradonate e illuminazione discreta ne rafforzavano la dimensione paesaggistica.
Luogo
Zibido San Giacomo
Superficie
1000 mq
Designer
CC - FC - MP
Pur non essendo stato realizzato, il progetto delineava un’idea precisa di inserimento ambientale: un’architettura bassa, misurata, capace di accompagnare la permanenza lungo i laghi senza sovrapporsi alla loro presenza. Ristorante e foresteria componevano così un piccolo sistema di ospitalità coerente, nel quale il rapporto con l’acqua, la continuità degli spazi aperti e la sobrietà del linguaggio architettonico costruivano un luogo riconoscibile, pensato per valorizzare la fruizione lenta e contemplativa del paesaggio.











