Una cascina ottocentesca vincolata, costruita secondo un linguaggio storicista di ispirazione cinquecentesca, viene recuperata dopo anni di abbandono e completata da due nuovi volumi contemporanei, pensati come presenze autonome ma coerenti con la materia del luogo.
L’edificio originario nasce nel XIX secolo per volontà dei Visconti come episodio architettonico di carattere storicista: non una cascina cinquecentesca autentica, ma una costruzione più tarda che ne riprende intenzionalmente forme, proporzioni e apparato decorativo. Il valore del complesso risiede proprio in questa stratificazione, insieme storica e rappresentativa, poi compromessa da un lungo periodo di incuria. Il vincolo della Soprintendenza e il convenzionamento con il Comune hanno reso necessario un percorso articolato, fondato sulla tutela dell’esistente e sulla ridefinizione del lotto.
La riqualificazione lavora su due registri distinti. Da un lato, il recupero della cascina consolida l’immagine storica del complesso, valorizzando il disegno delle facciate, il ritmo delle aperture, il rapporto tra intonaco, laterizio e copertura in coppi. Dall’altro, i nuovi corpi edilizi introducono un linguaggio dichiaratamente contemporaneo: volumi netti, superfici compatte, grandi aperture, schermature e rivestimenti in tonalità calde che dialogano con il cotto senza imitarlo.
Luogo
Milano
Superficie
3500 mq
Designer
CC - EM - MP - FC
Il progetto ricompone un brano urbano rimasto sospeso, trasformando un organismo abbandonato in un insieme abitabile e riconoscibile. La cascina mantiene il proprio ruolo di memoria costruita, mentre i nuovi volumi completano il lotto senza mimetismi, stabilendo un confronto misurato tra permanenza e trasformazione. Il risultato è un intervento in cui tutela e nuova edificazione non si sovrappongono, ma costruiscono una relazione leggibile, ordinata e contemporanea.
















